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QUANDO IL RIMEDIO E’ PEGGIORE DEL MALE

di GUIDO MARINONI*

La Regione Veneto assumerà a tempo indeterminato nei reparti di medicina interna, di geriatria e nei pronto soccorso degli ospedali medici non specialisti e non specializzandi. Una breve formazione in queste aree specialistiche – effettuata dalla Regione stessa – dovrebbe essere sufficiente a formare medici in grado di integrarsi pienamente con l’attività dei reparti.

 

Un po’ di storia

Viene da chiedersi perché queste aree che rappresentano uno dei più delicati e difficili ambiti di impegno professionale non necessiterebbero di formazione specifica. Una delle motivazioni riportate dalla stampa è stata che anni fa non era necessaria la specializzazione per lavorare in ospedale. In realtà si parla di un’epoca diversa, in cui la medicina era diversa, le esigenze dei pazienti erano diverse e diverso era il sistema formativo. Comunque anche a quei tempi si frequentava la specialità universitaria pur lavorando in ospedale e il titolo era necessario per uno sviluppo di carriera.

Perché diciamo NO!

Ora questi giovani colleghi invece non avranno, verosimilmente, la possibilità di specializzarsi e rischieranno la condanna ad un’incertezza contrattuale senza sviluppi di carriera e senza considerare i problemi di responsabilità e assicurativi. E proprio ora che i posti in specialità sono aumentati si inducono i medici a rinunciare!

Le soluzioni

Le soluzioni sono altre: in primo luogo aumentare ulteriormente i posti di specialità nel breve termine, inserire gli specializzandi nell’attività ospedaliera. Nel lungo periodo rivedere il sistema formativo post laurea, mettendo realmente insieme università e ospedale.

Cosa succede in Lombardia

Fortunatamente la nostra regione sembra non seguire il Veneto. Anzi ha consultato gli Ordini prima di definire le modalità di coinvolgimento degli specializzandi nell’attività ospedaliera. Certamente la mancanza di medici nei prossimi anni si farà sentire. Saranno necessarie risposte d’emergenza (alcune parzialmente già in essere), ma lo svilimento della qualifica professionale dei giovani colleghi non può essere una risposta né per i medici, né per i cittadini.

                                                                                                                                                                                                                                                  *Presidente Omceo Bergamo