QUANDO MENO E' MEGLIO: APPROPRIATEZZA DELLE CURE E IMPATTO AMBIENTALE
a cura di Antonio Bonaldi
Garantire l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie, cioè utilizzare interventi efficaci e sicuri, scelti sulla base delle migliori evidenze scientifiche e dei reali bisogni della persona, non è solo una questione di buona medicina, è anche una delle strategie più importanti per ridurre gli sprechi e contenere l’impronta carbonica dei servizi sanitari(1).
Si stima infatti che tra il 20 e il 30% delle risorse sanitarie siano impiegate per prestazioni inappropriate o di scarso valore clinico. Solo il 60% delle cure è basato su linee guida di comprovata efficacia, mentre il 30% risulta inutile o poco utile e il 10% addirittura dannoso per la salute(2).
La letteratura scientifica offre numerosi esempi di sovrautilizzo di prestazioni sanitarie. Per esempio il 21% delle risonanze magnetiche, il 40% delle TAC, il 44% delle radiografie e il 56% delle indagini ecografiche non sono giustificate sul piano clinico(3) e la maggior parte degli esami preoperatori prescritti di routine sono inutili (4), ma l’elenco potrebbe continuare per ogni ambito della medicina.
Così, paradossalmente, mentre si continuano ad erogare prestazioni inutili, le liste d’attesa aumentano e impediscono a molti cittadini di accedere a cure essenziali.
Quando la politica ignora la scienza
Neppure la diagnosi precoce è immune da abusi. I check-up, ad esempio, hanno scarsi o nulli effetti sulla salute(5), ma continuano a essere promossi, perfino dalle istituzioni sanitarie, con messaggi ingannevoli che illudono le persone facendo loro credere che la salute si può proteggere sottoponendosi periodicamente a qualche test diagnostico(6).
In questo ambito, un caso emblematico è lo screening del tumore della prostata mediante dosaggio del PSA. Le evidenze scientifiche più aggiornate indicano che a fronte di una modesta riduzione della mortalità per tumore della prostata pari allo 0,2%, la mortalità generale non subisce alcuna variazione, mentre sono ben documentati gli effetti avversi, riconducibili soprattutto alla sovradiagnosi e ai trattamenti non necessari(7). Alla luce di questo delicato rapporto tra benefici e danni, le principali linee guida internazionali raccomandano di limitarsi ad attivare progetti pilota sperimentali, finalizzati a valutarne fattibilità, efficacia e capacità di ridurre i potenziali danni(8-10).
In questo contesto di incertezza scientifica, la Regione Lombardia ha deciso di promuovere lo screening con PSA come intervento di sanità pubblica, rivolto a tutti gli uomini tra i 50 e i 70 anni. L’iniziativa viene presentata ufficialmente come uno strumento per individuare precocemente eventuali problemi alla prostata, con l’obiettivo di aumentare le probabilità di guarigione e ridurre il ricorso a trattamenti invasivi. Tuttavia, ai cittadini non viene fornita alcuna informazione né sull’efficacia dello screening né sui rischi ad esso associati, compromettendo la possibilità di esprimere un consenso informato rispetto a un intervento dal quale possono derivare anche effetti negativi per la salute(11). Inoltre, per accedere al test basta compilare un questionario online sul Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) o rivolgersi ai punti di accesso territoriali per ottenere un voucher che consente di effettuare gratuitamente il PSA. Tutto questo senza alcun coinvolgimento del medico di medicina generale, nonostante l’appropriatezza dello screening dipenda in modo decisivo dalla qualità delle informazioni ricevute.
Cosa fare?
Abbiamo visto che l’inappropriatezza delle prestazioni sanitarie non danneggia solo il singolo individuo, ma produce effetti negativi anche sul piano sociale e ambientale, contribuendo allo spreco di risorse e all’aumento delle emissioni di gas serra legate al sistema sanitario.
Intervenire sull’appropriatezza, tuttavia, non è facile perché essa è il risultato dell’interazione di molti fattori tra loro strettamente collegati, quali, ad esempio: la tendenza a sovrastimare i benefici e a sottovalutare i danni degli interventi sanitari, una fiducia eccessiva nella tecnologia, l’idea, radicata che “fare di più” significhi sempre curare meglio e, non ultimo, i rilevanti interessi economici che attraversano il sistema sanitario.
Per migliorare l’appropriatezza e la sostenibilità ambientale degli interventi sanitari è necessario pertanto agire su più livelli:
• gli amministratori dovrebbero evitare di promuovere iniziative di sanità pubblica non supportate da solide evidenze scientifiche e fornire informazioni chiare e complete sui benefici e i rischi degli interventi, anche attraverso campagne dedicate.
• i professionisti dovrebbero adeguare la pratica clinica alle migliori conoscenze disponibili e rafforzare la relazione con i pazienti, favorendo decisioni condivise, basate su ascolto e fiducia.
• i cittadini, infine, dovrebbero ridimensionare le aspettative irrealistiche riposte nella tecnologia, diffidare delle soluzioni miracolose, ricordando che fare di più non significa sempre curare meglio.
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1. Report by the Expert Group on Health Systems Performance Assessment: Identifying, measuring and reducing low-value care in the context of health system performance assessment. Publications Office EU 2025.
2. Braithwaite et al: The three numbers you need to know about healthcare: the 60-30-10 Challenge. BMC Medicine 2020 May 4;18(1):102. doi: 10.1186/s12916-020-01563-4.
3. Walther F et al: Measuring appropriateness of diagnostic imaging: a scoping review. Insights into Imaging 2023 Apr 13;14(1):62. doi: 10.1186/s13244-023-01409-6
4. NICE Guideline [NG45]: Routine preoperative tests for elective surgery, 2016.
5. Heneghan C et al: Is it time to end general health checks? BMJ Evidence-Based Medicine, BMJ Evid Based Med. 2020 Jun;25(3):115-116. doi:10.1136/bmjebm-2019-111227
6. Slow medicine: Vera e finta prevenzione Fare più check-up non significa ridurre il rischio di ammalarsi. Il Cesalpino 65/2025.
7. Roobol MJ, et al: European Study of Prostate Cancer Screening - 23-Year Follow-up. N Engl J Med 2025; 393:1669-80. doi: 10.1056/NEJMoa2503223.
8. Screening for Prostate Cancer US Preventive Services Task Force: Recommendation Statement. JAMA. 2018; 319(18):1901-1913. doi:10.1001/jama.2018.3710.
9. Collen S et al: Informing prostate cancer screening policy makers in the European Union: lessons from cancer screening governance and policymaking. European Journal of Public Health, Vol. 35, No. 3, 440-446.
10. Council Recommendation of 9 December 2022 on strengthening prevention through early detection: a new EU approach on cancer screening. .
11. .
MANUALE PER RIDURRE L'IMPRONTA CLIMATICA DEI SERVIZI SANITARI
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