CLIMA E SERVIZI SANITARI: L'ITALIA E' ASSENTE DAGLI IMPEGNI INTERNAZIONALI
a cura di Antonio Bonaldi
In occasione della Conferenza delle Parti sul clima (COP26) svoltasi a Glasgow nel 2021, per la prima volta la salute è entrata con forza nell’agenda climatica globale, con il riconoscimento che i sistemi sanitari non sono solo vittime del cambiamento climatico, ma anche artefici della soluzione, dato che sono responsabili di una quota rilevante (circa il 5%) delle emissioni di gas serra.
In questo contesto, 47 Paesi si sono impegnati a ridurre le emissioni associate ai servizi sanitari aderendo all’iniziativa promossa e coordinata dall’OMS, ATACH – Alliance for Transformative Action on Climate and Health (1). Un’iniziativa internazionale di alto profilo scientifico e pratico che mira a supportare gli Stati membri nella trasformazione dei loro sistemi sanitari verso modelli più resilienti, sostenibili e a basse emissioni di carbonio.
Attualmente, sono oltre 100 i governi che hanno aderito a questo progetto impegnandosi a sviluppare un Piano nazionale d’azione per raggiungere la neutralità climatica dei servizi sanitari entro il 2050. Tra loro, purtroppo, non figura l’Italia.
A questo riguardo l’OMS con il documento tecnico Operational framework for building climate resilient and low carbon health systems ha fornito importanti indicazioni operative su come rendere i sistemi sanitari resilienti agli impatti climatici e a basse emissioni di carbonio, migliorando nel contempo la qualità e la sicurezza delle cure (2).
Tra i Paesi più attivi in questa direzione si distingue il Regno Unito, che con l’approvazione dell’Health and Care Act 2022 si è candidato a diventare il primo servizio sanitario nazionale “net zero”, al mondo (3). Per raggiungere questo obiettivo, tutte le organizzazioni sanitarie inglesi sono tenute a redigere specifici Piani triennali d’intervento (Green Plans) con rendicontazione pubblica dei risultati ottenuti su energia, edifici, trasporti, rifiuti, gas anestetici e approvvigionamenti. Per esempio, entro il 2027 tutti i nuovi veicoli del NHS dovranno essere a emissioni zero e l’intera flotta (incluse le ambulanze) dovrà essere decarbonizzata entro il 2040; a partire dal 2027, il NHS escluderà dai propri acquisti tutti i fornitori che non abbiano adottato un piano certificato di riduzione delle emissioni allineato agli obiettivi climatici del sistema sanitario britannico e così via per i diversi ambiti di attività (3).
La situazione italiana
Nonostante la rilevanza strategica della questione ambientale, l’Italia, almeno finora, non ha assunto alcun impegno internazionale e non dispone di un Piano nazionale d’azione per il controllo delle emissioni del settore sanitario.
Per ora, nel nostro Paese, la transizione ecologica dei servizi sanitari resta in larga misura affidata all’iniziativa di manager illuminati e alla sensibilità dei singoli professionisti. Paradossalmente, mentre la maggior parte delle imprese e delle istituzioni operanti nei diversi settori delle attività umane (energia, trasporti, agricoltura, commercio, turismo …) si prepara ad affrontare la sfida ecologica, i servizi sanitari sembrano del tutto indifferenti a quella che viene ormai riconosciuta come la più grande minaccia per la salute pubblica del XXI secolo.
Per colmare questa lacuna sarebbe davvero importante che a livello nazionale e regionale si prendesse consapevolezza del problema e si avviassero specifiche iniziative allo scopo di:
• redigere un piano nazionale per la decarbonizzazione dei servizi sanitari con obiettivi chiari, misurabili e vincolanti, dotato di adeguate risorse finanziarie e di un sistema di indicatori per il monitoraggio e la valutazione dei risultati;
• integrare i principi di sostenibilità e mitigazione climatica nei percorsi di formazione e di aggiornamento continuo del personale sanitario;
• partecipare attivamente alle reti internazionali come ATACH, allo scopo di condividere conoscenze, dati ed esperienze.
Cambiare è possibile: l’esperienza di Bergamo
Intanto, da ormai tre anni, le Aziende sanitarie della provincia di Bergamo, nell’ambito del progetto europeo Net Zero Cities, continuano le iniziative di mitigazione dei cambiamenti climatici promosse dal Green Team Interistituzionale, coordinato dall’Ordine dei Medici.
Nella speranza che anche l’Italia si doti quanto prima di un Piano nazionale di riferimento, questa iniziativa si configura come un’importante esperienza pilota per i professionisti e per altre realtà italiane interessate ad avviare un percorso analogo.
Un’esperienza concreta, semplice e replicabile, che dimostra come il cambiamento sia possibile, purché si prenda coscienza del problema e si decida di agire.
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- World Health Organization (WHO). Alliance for Transformative Action on Climate and Health (ATACH). WHO.
- WHO: Operational framework for building climate-resilient and low-carbon health systems 2023.
- NHS England, Green Plan guidance.
MANUALE PER RIDURRE L'IMPRONTA CLIMATICA DEI SERVIZI SANITARI
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