RICERCA CLINICA: E' TEMPO DI MISURARE ANCHE L'IMPATTO AMBIENTALE
a cura di Antonio Bonaldi,
in collaborazione con Tiziano Barbui. presidente Comitato Scientifico FROM
La ricerca clinica deve dimostrare che i benefici di una nuova tecnologia superano i rischi per i partecipanti allo studio. Oggi, tuttavia, è necessario considerare anche l'impatto ambientale della ricerca perché le emissioni di CO₂ e di altri gas serra generati dagli studi clinici possono rappresentare un rischio per la salute globale, estendendo il concetto di rapporto beneficio/rischio dall'individuo alla collettività. Gli studi clinici richiedono, infatti, la produzione e la distribuzione dei farmaci sperimentali, esami e procedure aggiuntive, analisi di laboratorio, trasporto dei campioni biologici e frequenti visite dei pazienti. Tutte queste attività comportano un elevato consumo di energia e risorse e generano emissioni climalteranti. Per questo motivo, di fronte alla crisi climatica e ai suoi effetti sugli ecosistemi e sulla salute, la valutazione delle nuove tecnologie sanitarie non può più limitarsi all'efficacia e alla sicurezza, ma deve includere anche la sostenibilità ambientale.
Trial clinici: la sostenibilità ambientale comincia dal disegno dello studio
Il primo aspetto attiene al modo di condurre la ricerca. Secondo un recente rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)(1), ogni anno, nel mondo vengono registrati circa 76.000 Clinical trials, ciascuno dei quali genera da decine a migliaia di tonnellate di CO₂ equivalente, oltre a consumare grandi quantità di energia, materiali, acqua e a produrre rifiuti anche pericolosi.
La buona notizia è che questo impatto può essere ridotto senza compromettere il rigore scientifico. Tenerne conto rappresenta quindi un preciso dovere etico. Il rapporto dell’OMS propone, ad esempio, di progettare gli studi in modo più accurato, raccogliere solo i dati realmente necessari, ricorrere ove possibile alle visite virtuali, rendere più efficiente la logistica, limitare gli imballaggi, ridurre gli sprechi e favorire il riutilizzo dei materiali.
Non basta misurare i benefici: occorre misurare anche l'impatto ambientale
Il secondo aspetto riguarda ciò che viene misurato. La medicina basata sulle prove di efficacia (Evidence-based Medicine) ha rivoluzionato la pratica clinica identificando gli interventi più efficaci e sicuri. Oggi è necessario un ulteriore passo avanti: affiancare agli endpoint clinici anche indicatori ambientali, come le emissioni di CO₂ equivalente, il consumo di risorse naturali, la produzione di rifiuti o altri parametri ottenuti mediante la metodologia Life Cycle Assessment (LCA), che valuta gli impatti ambientali lungo l'intero ciclo di vita di un prodotto o di un intervento, dall'estrazione delle materie prime allo smaltimento finale(2).
Disporre di queste informazioni consentirebbe di confrontare le nuove tecnologie sanitarie anche sotto il profilo ambientale, orientando le decisioni regolatorie, le valutazioni di Health Technology Assessment (HTA) e gli acquisti pubblici verso le soluzioni più sostenibili(3). L'esempio dei gas anestetici è emblematico. Sevoflurano e desflurano hanno efficacia clinica sostanzialmente sovrapponibile, ma il desflurano produce emissioni di CO₂ equivalente circa 20 volte superiori. Per questo motivo, oggi il desflurano non è più utilizzabile nell’Unione Europea; se questo dato fosse stato disponibile già negli studi registrativi è probabile che il gas non sarebbe mai stato immesso in commercio (4).
Non sorprende quindi che alcune delle più autorevoli riviste scientifiche propongano di valutare l’impatto ambientale delle nuove tecnologie già durante la ricerca. Del resto, gran parte dei dati necessari per stimare le emissioni è già raccolta durante gli studi clinici e l'aggiunta degli endpoint ambientali richiederebbe uno sforzo metodologico limitato, pur avendo un rilevante potenziale impatto sulle decisioni cliniche e regolatorie(4).
Naturalmente permangono alcune criticità: mancano dati completi sull’impronta ambientale dei prodotti sanitari, gli standard metodologici devono essere ulteriormente armonizzati e sono necessarie specifiche competenze. Questi limiti, tuttavia, non giustificano il rinvio del cambiamento. Al contrario, l'inclusione sistematica degli outcomes ambientali negli studi clinici contribuirà a sviluppare metodi più robusti, dati condivisi e criteri di reporting sempre più affidabili. In questa direzione si muove l'iniziativa internazionale ICE-GROUP, che sta elaborando l’estensione delle linee guida SPIRIT e CONSORT dedicate alla progettazione e alla rendicontazione degli outcomes ambientali nei trial clinici, con l'obiettivo di renderli parte integrante della ricerca biomedica(5).
Dalle parole ai fatti
Per trasformare questi principi in pratica è necessario che tutti gli attori della ricerca facciano la propria parte:
• i ricercatori devono progettare studi essenziali, ridurre gli sprechi e includere, quando appropriato, endpoint ambientali;
• i finanziatori, i comitati etici e le autorità regolatorie devono introdurre la sostenibilità ambientale tra i criteri di valutazione dei protocolli di ricerca e delle valutazioni di HTA;
• le riviste e le società scientifiche devono promuovere standard condivisi per la misurazione e la pubblicazione degli outcomes ambientali.
La medicina basata sulle prove di efficacia ci ha insegnato a misurare ciò che conta per i pazienti. Oggi è tempo di misurare anche ciò che conta per la salute del pianeta. La migliore innovazione sanitaria del futuro non sarà soltanto quella capace di migliorare gli esiti clinici, ma quella che saprà farlo preservando, nello stesso tempo, le condizioni ambientali da cui dipende la salute delle generazioni presenti e future.
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1. World Health Organization: Clinical trials and environmental sustainability: review of key considerations to develop climate change mitigation and adaptation strategies. Geneva: World Health Organization; 2026.
2. McAlister S, Morton RL, Barratt A: Incorporating carbon into health care: adding carbon emissions to health technology assessments. Lancet Planet Health. 2022;6(12):e993-e999. doi:10.1016/S2542-5196(22)00258-3.
3. Petersen JJ, et al: Integrating environmental outcomes in Randomised Clinical Trials: a call to action. Lancet. 2025;405(10477):446-448. doi:10.1016/S0140-6736(24)02666-7.
4. Nordberg LB: Carbon-footprint analyses in RCTs - toward sustainable clinical practice. N Engl J Med. 2024;390(24):2234-2236. doi:10.1056/NEJMp2402018. PMID: 38749030.
5. Petersen JJ, HembergL, ThabaneL, et al: Reporting of environmental outcomes in randomized clinical trials: a protocol for a scoping review. BMJ Open 2025;15:e101709. doi:10.1136/bmjopen-2025-101709.