Ricordare Emilio Pozzi significa ripercorrere un pezzo importante della storia dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Bergamo. Lo ha guidato per 21 anni, dal 1997 al 2018, ma il suo impegno per la professione è iniziato molto prima e, di fatto, non si è mai concluso.

Medico di medicina generale, tra i fondatori della Simg, protagonista della Fimmg a livello provinciale e regionale e, negli anni successivi, impegnato nella Federspev, ha dedicato alla medicina energie, tempo e una passione fuori dal comune. 

Emilio Pozzi aveva un carattere forte. Non era una persona facile, e sarebbe poco sincero ricordarlo oggi senza dirlo. Le sue posizioni nette, la determinazione con cui le sosteneva e un temperamento combattivo potevano dividere, creare discussioni e anche scontri. Ma dietro tutto questo c’era una passione gigantesca per la professione medica e per l’Ordine. Chi ha lavorato con lui ricorda un uomo instancabile, senza orari, capace di rendersi disponibile in qualsiasi momento quando qualcuno aveva bisogno.

Aveva soprattutto una caratteristica che oggi ci piace ricordare: la capacità di guardare avanti. Lo dimostrò anche nel modo di intendere la comunicazione dell’Ordine. In anni in cui il rapporto tra istituzioni, professionisti e cittadini era molto diverso da quello attuale, comprese che l’Ordine non poteva rimanere chiuso nelle proprie stanze. Doveva parlare ai medici, certamente, ma anche aprirsi alla società, utilizzare nuovi strumenti, confrontarsi con le tecnologie e, progressivamente, con il mondo digitale e dei social. Fu in quegli anni che prese avvio anche una presenza più strutturata dell’Ordine sui media locali, costruendo un rapporto con giornali, radio e televisioni che nel tempo sarebbe diventato parte integrante della nostra attività.

La comunicazione, per Emilio Pozzi, doveva però avere soprattutto un’utilità concreta. Da qui l’impegno nelle campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini, in particolare sulla necessità di riconoscere tempestivamente i segnali dell’ictus e dell’infarto, perché conoscere i sintomi e intervenire rapidamente può fare la differenza.

La stessa capacità di anticipare temi destinati a diventare centrali emerge dalla sua attenzione all’invecchiamento e alla prevenzione. Fu tra i promotori, insieme al Cus e all’Università di Bergamo, della ginnastica adattata per gli anziani: un progetto nato quando esperienze di questo tipo erano tutt’altro che scontate e che oggi coinvolge un centinaio di comuni della nostra provincia e circa 3.000 persone.

Emilio Pozzi lascia quindi un’eredità che va oltre i molti incarichi ricoperti: lascia il segno di un medico che ha creduto profondamente nel valore della propria professione e che ha cercato, spesso con ostinazione, di cambiarla e farla crescere. Aveva, lo abbiamo già scritto, una personalità forte e posizioni nette, che non sempre trovavano tutti d’accordo. Ma forse anche questo appartiene alla storia delle persone che lasciano un segno: hanno idee, le difendono e spingono chi sta loro accanto a confrontarsi con esse.

Come è stato ricordato nei giorni scorsi, per Emilio Pozzi essere medico significava prima di tutto prendersi cura delle persone. È così che lo ricordano i suoi pazienti, per la disponibilità, l’attenzione e l’umanità; mentre ai colleghi lascia il ricordo della sua inesauribile energia, del forte spirito innovativo e di quell’amore per la medicina che ha accompagnato tutta la sua vita. 

Guido Marinoni, Presidente OMCeO Bergamo

Mariagrazia Mazzoleni, Addetto stampa OMCeO Bergamo